L'adolescente aggressivo

 

L’adolescente aggressivo


Sempre più frequentemente si registrano episodi di aggressività dell’adolescente, aggressività diretta contro gli oggetti, contro i coetanei, contro se stessi e contro i familiari. In questo quadro è necessario tenere sempre presente che l’adolescente non nasce aggressivo ma che spesso ci sono dei campanelli d’allarme che è fondamentale ascoltare. Dal canto suo l’adolescente lascia delle tracce del suo malessere, lo fa a scuola, lo fa a casa. Spesso questi segnali vengono sottovalutati perché è difficile trattare argomenti dolorosi in famiglia, per i ragazzi è difficile esporsi ad un dialogo in cui l’immagine di sé viene in qualche modo compromessa e non risponde agli standard sociali che egli stesso fa tanta fatica a raggiungere e in termini di immagini da offrire al mondo. Per i genitori è difficile pensare che quel figlio tanto caro possa fare cose che si allontanano dai valori insegnati. I segnali tralasciati sono aspetti della sofferenza che necessitano un ascolto e che restano a fermentare, accumulandosi e provocando dei livelli di compressione interna di emozioni confuse e confusive che spesso giungono all’esplosione.


Il punto di vista dell’adolescente. L’evoluzione dell’adolescente è spesso dettata da una rapidità dei cambiamenti che partono dal corpo per poi essere introiettati e diventare cambiamenti psichici e definizione della personalità. Ma il processo non è lineare, l’adolescente si sente costantemente incompreso dai genitori che non riescono a capirne i passaggi e le esigenze. Da queste incomprensioni nascono i conflitti ed il sentimento di solitudine in famiglia, per un mondo che si guarda da altezze diverse e che spesso spaventa. Effettivamente la paura dell’adolescente spesso si traduce in aggressività. Per questi motivi è necessaria una lettura del comportamento, perché questo possa trovare un senso ed una possibile narrazione che il diretto interessato non riesce a fare da solo. In realtà spesso si sente incompreso perché egli stesso non riesce a comprendersi e questa incomprensione, al pari di tanti altri vissuti, viene proiettata all’esterno. L’aggressività arriva e si inserisce in un quadro in cui la rabbia sfugge al controllo, come se ormai non c’è più nulla da perdere….dopo che l’idillio dell’infanzia felice è andato perduto per sempre. L’aggressività deriva dalla paura e se i genitori non riescono a contenere queste esplosioni il vissuto dell’adolescente annulla sul nascere qualsiasi forma di senso di colpa nell’onnipotenza di poter essere “più forte” dei genitori, come fosse un carro armato che una volta partito non può fermarsi. Fermarsi significherebbe fare i conti con se stessi e questo spaventa più di ogni altra cosa


Il punto di vista del genitore. Il genitore si trova scaraventato dentro una nuova realtà esattamente come l’adolescente; in questo strano luogo è necessario ridefinire i confini, del singolo e di tutto il gruppo familiare. Lo spazio genitoriale nella vita del figlio sembra ridursi in modo inversamente proporzionale al prendere piede degli amici e della vita sociale del figlio. Lentamente si percepisce l’indipendenza di questo figlio che spesso viene ostentata fino all’apparente assenza di bisogno dei genitori stessi. È in questi momenti che compaiono i primi segnali di disagio. Ma come affrontarli se sembra non ci sia spazio? E poi sembra tutto strano, quel figlio che ostenta tanta sicurezza riuscirà a cavarsela da solo visto che la maggior parte dei dialoghi verte sulla magnificenza e sugli innumerevoli successi sociali di chi sta entrando in società. È in questi momenti che di fronte ai movimenti spesso caratterizzati da mancanza di rispetto nei confronti dell’autorità genitoriale è necessario dar voce a quegli aspetti di negatività; quando ciò non accade la paura che era del ragazzo inizia ad entrare nella coppia genitoriale e diventa paura del ragazzo/a, paura del proprio figlio. Ma tutta questa paura che in modo fluido sembra scorrere lungo le vene dei legami familiari necessita una lettura ed un senso, facendo appello alla possibilità di guardarsi indietro, guardare alla propria adolescenza per osservare quella del figlio/a, far memoria dei propri vissuti per significare gli eventi.


Si ha paura di ciò che non si conosce, e questo vale per i genitori e per i figli.


Dott. Luigi Cabua

31/05/2016



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