Adolescenze problematiche


Adolescenti e adolescenze, sempre diverse, spesso confuse, spesso problematiche. Ma da dove nasce la confusione adolescenziale? Chi sono gli adolescenti di oggi, come si esprimono? Come esprimono la loro sofferenza? Cos’hanno da dirci? Come possiamo comportarci?


Queste e tante altre sono le domande che si pongono genitori, professori, educatori e quanti a diverso titolo incontrano l’adolescente. Spesso le domande nascono a partire da comportamenti anomali e difficilmente spiegabili per la mente adulta, confusi e confusivi. La confusione probabilmente nasce da modificazioni imponenti che l’adolescente subisce. Tali modificazioni iniziano nel corpo, in quella trasformazione spesso rapidissima di un corpo che si ritrova scaraventato dal mondo dell’infanzia a quello dell’adultità, o quantomeno nella strada che porta all’adultità. Si cresce, la voce cambia, le dimensioni aumentano, i primi cenni di barba colorano i visi dei ragazzi, la crescita del seno, le rotondità accentuate, il ciclo mestruale comunicano alle ragazze che qualcosa è cambiato. I genitori diventano fallibili, poco interessanti e spesso fonte di conflitto.


Charmet racconta di un adolescente che cresce con un modello educativo di tipo narcisistico, rispetto ad un passato in cui il mito prevalente sembrava essere quello di Edipo. Che differenze ci sono tra questi due miti, tra questi due modelli? Edipo raccontava di un bambino visto come selvaggio da civilizzare, questo è il motivo, secondo l’autore, che colorava di senso di colpa il rapporto tra adulti e bambini. Attraverso il senso di colpa si trasmetteva il concetto di autorità e, associata ad essa, la paura nei confronti dell’autorità. Ad un certo punto le cose cambiano, i bambini non sono più selvaggi da civilizzare bensì animali sociali con intelligenze eccezionali e importanti capacità relazionali. Con tante capacità non si può non avere successo, ecco il modello narcisistico. Il rischio di essere così competenti però potrebbe autorizzare i genitori alla riduzione di interventi nei confronti delle nuove generazioni che nella loro eccezionalità sperimentano lo spaesamento e la mancanza di riferimenti. Il mondo si aspetta un determinato comportamento e l’adolescente sembra rispondere pienamente a queste aspettative, finchè non arrivano le prime rotture. Ad un certo punto si entra in contatto con la frustrazione per un senso di onnipotenza poco reale; ad un certo punto si inizia a sentire il dolore, c’è la sofferenza, per un amore finito, per un provino andato male, perché a scuola non funziona più come prima, prima si viveva di rendita, bastava seguire, poi si scopre che è necessario impegno e dedizione. Ma allora? L’eccezionalità? Il senso di onnipotenza? Allora tutto ciò che era stato detto, previsto, raccontato, non è vero? È in queste rotture che la rabbia si fa sentire, tendenzialmente le reazioni possono essere di implosione o esplosione ma in entrambi i casi ricercano qualcuno o qualcosa che possa consentire di rimettere ordine, in un corpo trasformato ed in una mente che sembra entrare in contatto con sentimenti ed emozioni nuove. A questo punto si presenta la necessità di un contenitore in cui poter nominare le cose, riconoscerle per poterle gestire e non esserne travolti. I genitori, che spesso chiedono aiuto perché si sentono incapaci di gestire le situazioni hanno bisogno di far memoria, memoria di un lavoro di codifica dei comportamenti già esperito, con successo, in altri momenti della vita del proprio figlio. La sicurezza derivante dal sentirsi capace, vissuto dal genitore diventa spesso il primo motore per poter rinsavire l’autostima dei figli, perché la confusione possa in qualche modo essere superata e dotata di senso.

02/02/2016 Dott. Luigi Cabua



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